Perché Sanremo è Sanremo, Pararà! (4)

1 03 2008

Purtroppo (…) ieri ho dovuto perdere la serata dei giovani di Sanremo, causa concerto dei Cure (e detto ciò, anche ’sticazzi di Sanremo). Stasera, ri-purtroppo, mi tocca vederlo…

Ma visto che non c’è più nulla da dire, passo subito alla canzoncina d’apertura, che ormai è diventata un tormentone. Ieri ho avuto paura che partisse al posto del solito Popporoppoppopoooo. Per fortuna non è accaduto. Robert Smith ne avrà gioito.

Ma eccola qui:

Parappappapapparà
parappappapapparà
parappappapapparararara
pararà

Parappappapapparà
parappappapapparà
parappappapapparararara
pararà

Io sogno una canzone che dica tante cose
un colpo di cannone ma che spari solo rose
però poi mi innamoro di un ritornello scemo
perché Sanremo è Sanremo

Fiumi di parole sono tutti uguali
ma qualcuno di loro ha delle piccole ali
e con loro chissà magari voleremo
perché Sanremo è Sanremo, no?

All’improvviso viene voglia di cantare
insieme ad un altro viene voglia di cantare

Se viene voglia di cantare canteremo
proviamo a crederci e poi vedremo
Se viene voglia di cantare canteremo
Perché Sanremo è Sanremo

Parappappapapparà
parappappapapparà
parappappapapparararara
pararà

Parappappapapparà
parappappapapparà
parappappapapparararara
pararà

Viaggiatori dei sogni, cacciatori d’occasioni
mercanti, pirati, ladri d’emozioni
diremo “adesso basta” ma non cambieremo
perché Sanremo è Sanremo

Sanno di zucchero, di fragole e limoni
quanti gusti diversi le ragazze e le canzoni
fan ridere, fan piangere
ci ricascheremo
perché Sanremo è Sanremo, no?

All’improvviso viene voglia di cantare,
insieme ad un altro viene voglia di cantare
Se viene voglia di cantare canteremo,
proviamo a crederci e poi vedremo
Se viene voglia di cantare canteremo
Perche’ Sanremo è Sanremo!

Se viene voglia di cantare canteremo
proviamo a crederci e poi vedremo
Se viene voglia di cantare canteremo
Perché Sanremo è Sanremo

Parappappapapparà
parappappapapparà
parappappapapparararara
pararà

Parappappapapparà
parappappapapparà
parappappapapparararara
pararà

La giuria di qualità è tra il grottesco e l’ilare. Quindi, perché non posso dare anche io i miei voti alle esibizioni, visto che sulle canzoni mi sono già abbondantemente e prolissamente (esiste, ho controllato sul De Mauro) espressa?

Paolo Meneguzzi: 6
Sembra un paciocchino, per chi ricorda i pupazzetti degli anni ottanta. Ma della canzone, mi è rimasta più impressa l’interpretazione di Tony Hadley. Ci sarà un motivo?

Gianluca Grignani : 6
Fino a cinque minuti fa nemmeno ricordavo che partecipasse al festival, quindi questo è stato il mio primo ascolto. Ma anche no, solo che la canzone non è malaccio. Boh.

Little Tony: 8
Finalmente, dopo anni, ha deciso di dare una svolta decisiva alla sua carriera: indossare la cravatta di un colore diverso della camicia. Veramente destabilizzante.

Toto Cutugno: -10
Finalmente, dopo anni, ha deciso di dare una svolta decisiva alla sua carriera: indossare la cravatta dello stesso colore della camicia. Veramente destabilizzante. Probabilmente, oltre ad aver rubato il guardaroba a Little Tony avrà anche scippato le stonature a Tricarico. Quindi, se verso le 3 sarò ancora sveglia, probabilmente ascolterò una versione impeccabile di “Vita tranquilla”. Tra l’altro non mi stupirei di assistere ad un rave in giuria; di sicuro spiegherebbe il perché del 10 di Magalli.

L’aura: 7-
Come avevo già detto, ha un inciso che rimane nella testa, nonostante non sia la mia preferita. Una cosa va riconosciuta: è la più intonata. Peccato non l’abbia notato Fede che le ha dato 6. Probabilmente perché dalla sua postazione non si vedeva il perizoma di liquirizia.

Anna Tatangelo: 0+
Non saprei cosa dire, se non fosse che mi ha fatto tornare etero. Consiglierei questo brano a CL, mi sembra palese il perché. Ma il 10 di Fede? Cosa ha visto lui che noi non abbiamo notato? Meglio non chiederselo.

Carlo Verdone: 0
A parte che due passaggi per promuovere il film non si erano mai visti. E poi, farli esibire con “Fortune Teller” degli Who (uno dei gruppi preferiti di Verdone) è veramente uno schiaffo alla manifestazione canora: è la migliore e probabilmente una di quelle interpretate meglio.

Amedeo Minghi: -5
Ed il – è d’incoraggiamento. A non tornare più a Sanremo. Cammina, cammina.

Mario Venuti: 8
Col senno di poi, devo dire che è molto carina, si lascia cantare che è un piacere. Peccato che la giuria stesse pensando ad ordinare i ciccioli che col sangiovese sono veramente una prelibatezza.

Lola Ponce e Giò di Tonno: 4
L’esibizione è molto teatrale, ma la canzone è sempre più una cover (perché plagio è una parola grossa… Vero?) di “Dalla pelle al cuore” di Antonello Venditti. L’inciso è quello. Se vale per la Bertè, perché per loro no? Bah. I 10 della Colombari, della Abbagnato e della Ferrario, sono realmente il segno dell’inadeguatezza dei giurati.

Michele Zarrillo: 6+
Senza infamia e senza lode. E sicuramente non sta sul piedistallo come Cotugno, a quasi parità di festival (14 lui e 13 Cotugno). E poi i sentimentali ci sono sempre, lasciamogli Zarrillo.

Fabrizio Moro: 4
Cantare “non aver paura dei miei cattivi odori” con quegli abiti, credo sia controproducente. E poi no, non mi hai cambiato la vita, nemmeno un po’. E alle 23,25 posso tranquillamente essermi rotta le palle del ragazzo della porta accanto. E scusa se ho detto LE. Ma tra l’altro, in quattro gli hanno dato 10. Saranno già passati al marocco buono?

Tiromancino: 1
Con il rischio di trovarmelo sotto casa con una mazza da baseball, gli appongo il simpatico primo numero primo. La Mariolina Simone dà 10. Quando parte il trenino su brigittebardòbardò…?

Frankie Hi-NRG: 9
Parte con Storia di un Impiegato (mio padre ringrazia), quindi gli voglio bene. Mughini critica ma dà 8, Fede dà 8 ma solo perché non aveva capito la parola Rivoluzione; appena glielo comunicano, si avvita i canini degni di Fido e lo azzanna alla giugulare. Memorabile la sua frase “un paese democratico non ha bisogno della tua rivoluzione”; democrazia a go-go. Boncompagni dà 4, perché Frankie, in un momento di follia egocentrica, si è tolto l’auricolare rifiutandosi di cantare “T’appartengo ed io ci tengo e se prometto poi mantengo”. Qualcuno avverta la narcotici, per l’amor diddddio.

Finley: 2
Sto rimpiangendo i Velvet. Il che è tutto dire. Sono tristi e tra l’altro, per fare le giravolte, il cantante si è perso pure l’ear-monitor. Ma non per questo lo critico, può capitare. Fare una canzone del genere, no. Due d’incoraggiamento.

Elio e le Storie Tese: 100milamiliardi
Sono straordinari sempre, in veste di Rondò Veneziano ancora di più. Cantano e suonano Figaro qua Figaro là. Memorabile il loro Figa di qua Figa di la, almeno quanto Cesareo vestito da donna con chitarra elettrica a tracolla. Anni luce avanti al 300% delle presenze al festival. E non stonano, sottolineerei con la penna rossa e pure quella blu. Prima di andare via, ricordano che l’ultima, volta su quel palco, c’erano stati con Feiez. Elio si commuove ed anche io; peccato che lì nessuno abbia capito. Ciao Feiez.

Mietta: 6-
E’ sanremese. Ed orecchiabile. Ed io sono sentimentale. E terribilmente di parte.

Max Gazzè: 11
E’ la mia preferita in assoluto. E spero lo sia per tante altre persone, perché ho già preparato le teste di cavallo da mettere nel letto (finte, ma che nitriscono ad ogni ora del giorno e della notte).

Sergio Cammariere: 7 ½
Almeno è musica. Bosso è bravissimo. Paragonato al voto che ho dato ai Finley, questo è poco.

Eugenio Bennato: 6 ½
E’ quasi l’una, la pizzica è l’unico modo per svegliarmi. Quindi il voto se lo merita, almeno per questo.

Tricarico: 5/6
Si avvicina alla sufficienza per aver dato dello “stronzo” a Chiambretti, che dopo questo festival non credo di sopportarlo più. Però continua ad essere stonato e disperato, perché, ci domandiamo tutti.

E visto che i cantanti sono finiti, posso dire anche due parole acide per i conduttori?

Pippo Baudo: 7–
Il festival è stato quello che è stato. La sua rigidità durante i siparietti è stata imbarazzante. Ma è sempre Pippo e sa fare il suo mestiere.

Piero Chiambretti: 3
Ha iniziato dicendo “Pippo Caruso che non è morto” ed ha finito con “l’ultimo festival di Pippo Baudo”. Poteva fare di meglio. Anche il “truccata da bestia” alla Tatangelo non mi è piaciuto troppo; a Torino pare si dica così, nel resto d’Italia no e non tutti lo capiscono.

Andrea Osvart: 2
C’era bisogno di farla venire dall’Ungheria? No. E farle fare gli stacchetti musicali quando è stonata come una campana, è stata veramente cattiveria pura.

Bianca Guaccero: 2
Abbiamo capito che è di Bitonto. Basta. Poi stacchetti, balletti e cantatine non sono stati così incisive. Anzi, propriamente dimenticabili.

Direttamente dalla Gialappa’s, questi sono i vincitori:

1) Giò di Tonno e Lola Ponce
2) Anna Tatangelo
3) Fabrizio Moro

Tristezza abnorme come al solito.
Buonanotte e tanti saluti.
Ciao ciao.





Perché Sanremo è Sanremo, Pararà! (3)

28 02 2008

Dopo il giorno dell’eliminazione della Bertè, si riparte.

Con chi?

Con Loredana Bertè!
Oggi è il giorno dei duetti e Loredana si presenta con Spagna, vestita da “Barbie eterno riposo” con tanto di pubblicità occulta (tra i capelli ha la rondine della San Benedetto, è palese!). Sarà pure un plagio, ma continua ad essere, a mio modestissimo parere, una delle canzoni più orecchiabili del festival. Ma poi, capisco tutto, ma a Del Noce gli sono rimaste incollate le mani dopo l’ultimo esperimento di Giucas Casella da Simona Ventura? No perché è l’unico che non applaude mai.

“Ken eterno riposo”, ovvero il cantante dei Finley, divide il palco con la messicana Belinda, ovvero un clone latinoamericano di Avril Lavigne ma più stonata. Ora, il prossimo che tenta di dissuadermi dal mio odio profondo nei confronti dell’Emo, sarà bastonato con un mazzafrusto di puro ebano con anima in acciaio inox. E tra l’altro mi rimangio tutto: non li sopporto, ho rinnegato Jared Leto per aver messo su i 30 secondi a Marte, non ho paura di dimostrare tutto il mio dissenso nei confronti dei 5 minuti da Torvajanica.

Che Tricarico non abbia un buon rapporto con la musica, ormai è chiaro. Come mai faccia il cantante, molto meno. E soprattutto: qualcuno ha spiegato alla regia che il Mago Forrest non era un tecnico delle luci, ma il suo partner durante il duetto? E poi: il senso dell’umorismo di Chiambretti è inversamente proporzionale al suo cachet?

Se Mietta avesse presentato Baciami Adesso con questo ritmo, magari con i Neri per Caso invece che con l’orchestra diretta da Vessicchio, sarei passata sopra al concetto di cuore-sole-amore e l’avrei eletta canzone preferita del festival ad honorem. Peccato non l’abbia fatto.

L’esibizione di Max Gazzè è emozionante, se posso azzardare, con lui al basso, Paola Turci alla chitarra e Marina Rei alla batteria. Sono tutti e tre bravissimi e la canzone è, a mio modestissimo parere, la mia preferita. E poi un po’ di jazz ogni tanto non fa male. Non riesco a trovare niente di negativo. Mannaggia!

Prima pensavo che la canzone di Fabrizio Moro fosse noiosa. Ora è veramente imbarazzante. Soprattutto l’aiahiahiaaahhh nel bel mezzo. Gaetano Curreri, il quale credo abbia la giacca di Cammariere, è pressoché inutile. Moro è talmente tanto anonimo, che a fine interpretazione Baudo e Chiambretti vanno a congratularsi con Curreri, borbottando tra loro: “Eccheccazz ’sti macchinisti stanno sempre tra le palle!”.

Lancio una petizione “Eliminate la Guaccero (e pure la Osvart, per par condicio) dal Festival”. Per il bene di tutti.

Io amo la Bossa Nova, anche se purtroppo ormai è diventata il baluardo dei finti intellettualoidi. Gal Costa ha ancora una voce bellissima e riesce a rendere meno pallosa (volevo dire “soporifera” ma mi pareva un eufemismo) la canzone di Sergio Cammariere. Anche lui, se l’avesse presentata così, avrebbe avuto delle buone possibilità di vincere.

Ma non c’è il premio per il miglior duetto? No, perché quello tra Frankie Hi-NRG e Simone Cristicchi è scenicamente il migliore. Anche se mi ricorda tantisssimo il video di Liberi Tutti dei Subsonica.

Con l’esecuzione di Donna Rosa, Marc Yu mi sta ufficialmente sulle palle. E poi: io ho ancora delle evidenti difficoltà nel suonare il famosissimo jingle della Barilla, quindi perché dovrebbe starmi simpatico ’sto nanerottolo che suona con una scioltezza pari alla mia mentre mi gratto una chiappa? Tsk!

Non so chi abbia vestito le due co-conduttrici stasera, ma voglio porgergli i miei più sentiti complimenti per essere riuscito a far sembrare la Osvart un sacco di patate e la Guaccero Totò con i vestiti di Aldo Fabrizi nel celebre film “Toto, Fabrizi e i giovani d’oggi”.

Ma quanto è bella “Tanti Auguri” della Carrà? Ah, no. E’ Grande Sud di Eugenio Bennato con Pietra Montecorvino. Ma sinceramente a me piace più la versione con Com’è bello far l’amore da Trieste in giù!

Mario Venuti si è presentato con il suo ex gruppo, i Denovo, riuscendo ad banalizzare ancor di più il brano (e, volendo dirla tutta, è ancora decisamente meglio di altri brani… Vedi Finley e Tatangelo) . Se dovesse vincere non mi stupirei affatto.

Con L’aura ci sono i Rezophonic, ovvero: Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, Andy* ex-Bluvertigo, Marco Cocci, Marco Castellani de Le Vibrazioni, Marco Trentacoste dei Deasonika e Mario Riso, fondatore del gruppo. Ma a me non convince lo stesso. Ha un potenziale niente male per essere un pezzo pop-rock, sia ben chiaro… Però non mi acchiappa come dovrebbe. Nota interessante: è l’unica che, volente o nolente, mi sia rimasta in mente dopo il primo ascolto.

* Sul blog di Ernesto Assante, giornalista de La Repubblica nonché uno dei miei preferiti in quanto sa praticamente tutto e pure di più di musica, ho letto un HENRY dei Bluvertigo. Nooo Assante Nooo! Salvati tu che puoi! Per il resto, lui e Gino Castaldo, hanno stilato i resoconti (se posso azzardarmi a chiamarli così) più belli sulle cinque serate del Festival.

Yael Naim la salto a piè pari, perché proprio non mi prende. Fatto sta che per ora è stata l’unica ospite a non essere sottoposta al supplizio di Donna Rosa.

Per quanta stima possa avere per i Nomadi, il pezzo di Gianluca Grignani continua a non piacermi. Quindi passo avanti, grazie, prego, tanti saluti alla signora.

L’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso o forse un po’ di più. Oltre a cantare ’ste scemenze, Anna Tatangelo copre anche Michael Bolton. Qualcuno mi fermi. Se non fosse per gli Elio e le Storie Tese e la loro esegesi del testo, avrei direttamente cambiato canale. Quando parte il mio nome è Donna Rosa?

Le probabilità di tirare su su gli ascolti del Festival con i siparietti cantati della Osvart sono pressoché quelle di vedere Ruini in prima fila ad un concerto di Marilyn Manson, e sinceramente io scommetterei più sulla seconda.

Tony Hadley featuring Paolo Meneguzzi, che è talmente emozionato da cantare sulla parte di Hadley. Tony, per ripicca, cambia l’ultima strofa e ci mette su il ritornello di Through the barricades, che tra l’altro ci sta tutta.

Djobi Djoba papparappaparappaaa! Perché, Piccolo Antonio, perché? Little Tony ed i Gipsy Kings mi hanno riportato ai tempi della mia giovinezza, quando l’estate si capitava alla festa dell’unità di Sant’Arcangelo di Romagna. Credo sia abbastanza per trarre le proprie conclusioni.

Amedeo Minghi è spocchioso. Per questo ho deciso di sfruttare i quattro minuti della canzone in una maniera più costruttiva: ovvero dandomi ad attività speleologiche all’interno di cavità situate tra gli occhi e la bocca.

Siccome non ci bastavano i Gipsy Kings, ci sono toccati anche i Los Vivancos, gruppo di flamenco che ha accompagnato Giò di Tonno e Lola Ponce nella loro interpretazione di Perdere l’amore, ah no era Colpo di fulmine.

Le uniche cose degne di nota dell’esibizione di Michele Zarrillo e Paola e Chiara, sono state le spalline anni ottanta delle sorelle Iezzi; ovvero un salto negli anni ‘80. Decisamente pendant con il brano.

Toto Cutugno? Ma anche no. Nonostante la presenza di Annalisa Minetti, il brano non cambia. Anche un po’ cheppalle, all’una passata.

E per fortuna ora c’è il dopofestival.

PS:
Ma il “quando venirono” di Chiambretti ed il “C’è anche mio padre e mia madre” della Tatangelo li abbiamo notati in due?





Perché Sanremo è Sanremo, Pararà! (2)

27 02 2008

Non c’ero ma l’ho registrato.
Non potevo perdermi questa meravigliosa seconda serata.
Ergo, vado ad esaminare in diretta, poi il resto verrà dopo.

I Duran Duran volevano suonare dal vivo, ma non l’hanno fatto a causa dell’organizzazione. Dicono loro. E la cosa un po’ mi dispiace; sarà, ma in quanto figlia degli anni ottanta un po’ ci avevo sperato. La prossima volta bisogna ricordarsi di scongelarli prima. Il fatto è che ho ancora Sposerò Simon Le Bon nella mente, con la tizia che si scatafascia una caviglia, dopo aver rubato il tesserino da giornalista del padre, ucciso quattro turisti giapponesi e disegnato dei folti baffi in stile Gino Cervi ai tempi di Peppone e Don Camillo su tutti i manifesti elettorali del Berlusca. Tutto per tentare di avvicinare il suddetto mesciato… Quanta poesia. Poi è arrivata Donna Rosa a rompere i coglioni, come al solito. Non mi stupirei se dovessero inserirla ad honorem nella compilation di quest’anno.

Ariel è una bella figliola ed ha anche una voce molto calda. Solo che la canzone è Save Tonight di Eagle-eye Cherry cantata da Piero Pelù che imita Luisa Corna. Ma questa ragazza ha delle potenzialità. Costrette in un toppino verde militare.

Sarà, ma la canzone di Tiromancino mi ha ricordato terribilmente il film Volevo solo dormirle addosso. Lo danno per favorito, ma al momento non mi ha colpito particolarmente; sarà ma la trovo alquanto scontata, almeno quanto quella di Fabrizio Moro dello scorso anno. Ma si sa che i buoni sentimenti vincono, almeno a Sanremo. Pare che però abbia dato molto fastidio alla sua casa discografica, la Emi, tanto che si è presentato con un’etichetta indipendente. Tra l’altro, Zampaglione era rilassato quanto John Rambo, prima di sferrare l’attacco mortale ai Vietcong.

Riccardo Cocciante è una delle persone più riservate che io abbia mai conosciuto. Anche una delle più basse. Era presente con il cast di Giulietta e Romeo, l’opera popolare. In realtà era una pubblicità occulta di Notre Dame de Paris. All’Ariston c’è praticamente mezzo cast: Fabrizio Voghera (Frollo e Quasimodo) nel cast stesso della nuova opera, Giò di Tonno (Quasimodo) e Lola Ponce (Esmeralda) esibitisi da poco e Luca Velletri (Frollo) nel coro. A parte i gargoyles, il bibitaro ed il mio benzinaio di fiducia, c’erano tutti. Se vi capita di incontrarlo, spiegate al caro Riccardo che ci sono anche gli accordi maggiori? Quelli “allegri”, per capirci. (Tra l’altro, perché durante la standing ovation, sono spuntate dal nulla le tette della Parietti?)

I Finley. Ma anche no. Basta basta basta. E dire che nella fuffa musicale del momento, sono tra i meno peggio. Peccato che abbiano cantato una delle canzoni più noiose della loro storia. Ok, ok; dire storia è un po’ troppo, in effetti. Mi manca il duetto con canto-con-una-patata-in-bocca, Mondo Marcio. Aggiunta: al dopofestival, Finleynumerouno afferma: questo è un pezzo tipico dei Finley, un pezzo punk-pop. Sto ancora tremando. L’anno prossimo voglio Johnny Rotten che canta Romagna Mia accompagnato dal suonatore di ascelle.

Tu donna dimmi a chi appartieni. Sei parole e già mi stai sulle balle. Anni ed anni di emancipazione buttati nel cesso da Francesco Rapetti. Nota positiva della canzone: si può cantare tranquillamente sulla musica di Ancora tu di Battisti. Tra l’altro scritta da papà Mogol.

Il pianoforte di Sergio Cammariere si sposa perfettamente con l’orchestra di Sanremo. Ma non con me. Lo trovo lento e melenso, come al solito. Sto rimpiangendo la vocina pungente di Anna Moroni che richiama Antonellina e le sue mani sporche. Sarò superficiale, ma mi sembra la stessa canzone riproposta di anno in anno. Quindi, se dovesse vincere, non mi stupirei minimamente. Un plauso per il suo naso. Lo adoro. Lo inserisco per meriti nei parenti stretti del Trio Nasca (chi sa, capirà).

Siccome ieri si era parlato di gay, oggi bisognava parlare, per par condicio, di lesbiche. Ecco spiegata la funzione della canzone di Valeria Vaglio. Perché ti amo, ti dico che ti amo, ti abbraccio perché sai che ti amo, ma nonostante io ti ami alla follia ti metto le corna. Ma poiché ti amo tantissimo, continuerò ad amarti mentre attendo il tuo ritorno, fosse pure per vent’anni o un’eternità. Ebbene sì, anche nel mondo LGBT ci si mette le corna. Attendevo Alberto Angela con mille e più diapositive per spiegare queste strane creature mitologiche; per la mia esigo il pagamento delle royalties!

Ed ecco che, sull’onda della libertà sessuale, arrivano i sacerdoti della Seleçao; praticamente la nazionale brasiliana preti. Non credo ci sia nulla da aggiungere. Tranne che ce n’era uno degno di un’approfondita analisi molto poco religiosa… E per dirlo io, con i miei geni etero in netta minoranza, doveva essere palesemente lampante.

Passano la serata: Ariel, Sohnora, Jacopo Troiani e La Scelta.
Non avendoli ancora ascoltati, devo fidarmi ciecamente.
Per ora.

Con Rex (sì, il cane) ed i suoi sei fratelli, si conclude la seconda serata del Festival. Chiambretti aveva commentato: “Mai visti tanti cani insieme in tv, nemmeno al Grande Fratello”. Vista la qualità di quest’anno, mi permetto di dissentire. E di aggiungere che Sanremo, in preda all’invidia televisiva, sta tentando di batterlo.

Intanto che torno indietro, è iniziato il Dopofestival.
Ed io amo gli Elii.

In particolare Faso, ma è una questione di ormoni. E di naso.
Riescono a coinvolgere in un simpatico siparietto, anche Cammariere.
Se non fosse per loro, sarei già a letto.
(Soprattutto, dopo aver fomentato la lite tra Luzzato Fegiz e Cutugno, sono diventati i miei idoli della settimana.)

La Lucilla invece non mi fa né caldo né freddo.
Magari in silenzio, pure pure.
Ma parlante no.

E’ traumatizzante sapere che la Guaccero cantò, molti anni fa, “Cane e Gatto”, una delle mie canzoni più gettonate nei primi anni delle elementari, allo Zecchino d’oro… Vero?
(Aggiornamento: Per fortuna, Cecilia (che ringrazio per l’info), ha smentito tutte le mie paure, confermandomi il fatto che la Guaccero la cantò sì, masolamente in un festival regionale… Per fortuna!)

(Dite a Tanica che lo stimo, comunicateglielo. Quasi quanto Faso.)

Ma ricominciamo da capo.
Un occhio qui ed uno lì.

Aprono Baudo e Chiambretti. Evviva le mirabolanti novità del Festival. Punto.

Mario Venuti scomoda le mie memorie scolastiche di epopee cavalleresche per parlare di nuovo d’amore. Avrà un testo ben scritto, ma sempre della stessa pappa si tratta. La musica effettivamente non è male. Gli concedo il beneficio del dubbio.

Non amo questo tipo di siparietti. Quale? Quello della Guaccero e Baudo. Entro, non entro, mi vergogno. Stai lì e basta. Presenta. E’ il festival della canzone italiana, non della macchietta dell’avanspettacolo. Tra l’altro recita con una scioltezza tale da far invidia all’omino della pubblicità dell’imodium.

Poiché Amedeo Minghi non ha voluto partecipare al dopofestival, gli Elii hanno deciso di riproporre la sua canzone, in una versione “migliorata”. Praticamente un medley di x canzoni tra cui La cura di Battiato e Mandy di Barry Manilow. O’ Minghi, tu ti ispiri ai pittori fiamminghi… (sulle note di Mandy). Amore, amore amore.

Ed è proprio Minghi il seguente. Posso passare al successivo?
E’ così spocchioso da farmi venire l’orticaria a 200 chilometri di distanza.
E poi diciamocelo: non regge il paragone con l’imitazione che gli faceva anni fa Neri Marcorè dalla Gialappa’s. Però in qualcosa è cambiato, ha sostituito il passato remoto con il condizionale presente. Son soddisfazioni.

La Scelta. So’ ggiovani, signò. Si faranno. Speriamo. Non parlano di sole-cuore-amore, quindi non si può non apprezzarli. Quanto meno si sono dovuti sforzare per trovare un argomento diverso, cosa a quanto pare abbastanza sconosciuta quest’anno.

Sul Bella, Bella, Bella ho temuto che arrivasse Luca Velletri vestito da Frollo e, con l’aiuto del riccioluto Cocciante, li separasse con piede di porco. Giò di Tonno e Lola Ponce, Quasimodo ed Esmeralda (sono stata una fan sfegatata di Notre Dame de Paris, lo ammetto!), con una canzone di Gianna Nannini, si rituffano con un carpiato ritornato con tre avvitamenti coefficiente di difficoltà 3.2 nel baratro della banalità. Perdutamente noi / chissà da quanti inverni / che Dio ci fulmini /la morte in cuore avrò. Ma solo io la preferivo semirasata mentre cantava dei maschi innamorati sul metrò?

Ho troppo sonno e la cattiveria sta avendo la meglio sulla diplomazia.

Purtroppo tocca ai Sonhora pagarne le conseguenze. A parte che voglio complimentarmi con l’oculata scelta della giuria selezionatrice: gruppi ggiòvani che piacciono ai ggiòvani ma di più alle ggiòvani. Poi magari se non li mandassero in onda quando la popolazione ggiòvane sta già dormendo da ore sarebbe meglio. Se poi non fossero dei cloni dei Tokio Hotel (o torchio hotel, per gli amici) sarebbe perfetto. Bisogna inculcare nei giovani dei valori solidi: quindi cuore-sole-amore sono perfetti. E vai col tango.

La canzone di Gianluca Grignani mi sembra una copertina patchwork. Sarà la stanchezza, sarà la poca fantasia di ascoltarla a fondo o che ci trovi anche i formaggi locali [cit.] ma non riesco ad ascoltarla con attenzione; sia ben chiaro, nemmeno il brano aiuta.

Dopo aver visto la scena del pugno involontario a Chiambretti, Loredana Bertè diventa una delle mie favorite di questa edizione. E tutto sommato la canzone è senza infamia e senza lode, almeno in questo momento. Per la cronaca: avrebbe dovuto suonare per ultima, ma stranamente si è rifiutata e si è imbucata quelle due ore prima. Perché non posso darle torto? E poi il cuscino nel cappuccio del mantello ci stava bene. Nota seria: la Bertè ha deciso di partecipare per vincere il premio dedicato a sua sorella, dopo che diversi artisti l’hanno rifiutato per scaramanzia. Dopo tutti questi anni ancora circolano queste cazzate sul conto di Mia Martini. Ma per favore.

Ho bisogno di sentirmi dire ti voglio bene. Ora, io Jacopo Troiani non lo conosco e di conseguenza non posso dirglielo, ma qualcuno si faccia avanti. E con una mossa felina gli sostituisca il testo della canzone. Per il bene di tutti. Ha solo sedici anni, può ancora cambiare.

Di Mietta non posso dir male, neanche se si presentasse con una canzone cantata in occitano stretto ispirata ad una retrospettiva di rutti bulgari. Lei mi piace a scatola chiusa; sono di partissima, non di parte. Peccato che la canzone parli d’amore e sia firmata da Pasquale Panella, autore dei testi italiani di Notre Dame de Paris assieme a Cocciante. E’ tutto un dejà-vu, o questo musical non mi è nuovo?

La canzone di Rosario Morisco è un dialogo tra un soldato ed un suo superiore (ed è firmata, tra gli altri da Principe e Socio M., per chi se li ricorda quelli di Targato NA). Se non fosse per la monotonia della musica e del testo, sarebbe una canzone discreta. Ma è monotona. Quindi nulla di fatto.

E alla fine arriva Little Tony. Beh, a me è piaciuta. Strano ma vero. Il testo è autobiografico, nessun sole-cuore-amore, la musica ricorda la ballata rock. Niente di così innovativo, a parte il coretto alle spalle che proprio non mi scende. Nota più che positiva: il chitarrista con la Fender Stratocaster rossa al suo fianco è Enrico Ciacci, suo fratello, il quale ha suonato con Morricone nelle più famose colonne sonore di film western degli anni sessanta e settanta.





Perché Sanremo è Sanremo. Pararà!

25 02 2008

Visto che mi ci trovo e non ho nulla da fare, perché non commentare live la prima serata di Sanremo?

Prima cosa che mi salta all’occhio: ma hanno risparmiato sulla grafica, quest’anno? Hanno tirato fuori direttamente i bozzetti di Lascia o Raddoppia, o hanno direttamente copiato il logo dello Shockwave Player della Adobe?

Apre Gianni Morandi con Volare.
Probabilmente l’unica che mi piacerà per tutto il festival.
Noia mortale ma almeno ha un suo perché.

Paolo Meneguzzi è Paolo Meneguzzi. Ovvero: non è un cantante.
E poi è paurosamente stonato, quasi quasi preferisco il mio petto di pollo alla griglia, secco secco e pallido che sfrigola solitario.

Arriva Andrea Osvart, la quale ci ricorda che nonostante la sua laurea in Lingua e Letteratura Italiana presa nella natìa Ungheria, ha ancora sul passaporto la dicitura Badante. Ed un motivo ci sarà. E’ stonata come una campana, ed è già la seconda! Comincio a temere. Tra l’altro viene zittita brutalmente da Chiambretti, una scena indimenticabile.

Prima scena di panico. Un microfonista impalla Baudo, il quale non se la prende per niente. Chiede un applauso mentre lo frusta con un gatto a nove code, dopo aver minacciato di spedire nelle miniere del Sulcis tutta la famiglia fino alla settima generazione.

Ed è il momento di L’Aura. Sarà ma a me non piace (e non è l’unica…). Ha una canzone intrisa di pura retorica e gorgheggi. Ma anche no. Tra l’altro sembra che abbia appena terminato il balletto assieme allo spazzacamini Bert mentre Mary Poppins aspetta il suo gelato. Ma non facciamo attenderla, per favore.

I giovani Milagro mi fanno tenerezza. Non parte nemmeno l’orchestra, forse per evitare lo scempio. Ma sono così carini… Anche qui testi affogati nei luoghi comuni. Evviva evviva i giovani!

Arriva Toto Cotugno. “Come eravamo felici e come si stava bene sempre insieme“. Sono triste.

E con Frankie Hi-NRG e “la paranza di quest’anno” (cit. della Gialappa’s Band) arriva il mio primo “favorito”. Favorito un po’ sulla fiducia. A parte la maglia marrone con i jeans blu abbastanza fastidiosi, non posso dire altro. Per Baudo e Chiambretti il testo scotta. Per la sottoscritta, anche no. Però non è male. Almeno non ha parlato di cuore-amore. Piccola nota: l’intro ricorda Storia di un impiegato di Fabrizio De Andrè (il grido assassino di mio padre me l’ha fatto “appena” notare).

Bonomo. Avete presente Sally? Ecco, basta chiamarla Anna ed è più o meno la stessa cosa. Con la differenza che l’originale era meglio. Tra l’altro sembra uscito da uno dei gruppetti emo di Piazza del Popolo (Roma, nel dubbio lo scrivo). Bellissimaaaaa… Acqua limpida… Lei è… Se lo scopre Meneguzzi, sale sul palco e lo appende per gli alluci al balconcino del fonico aspirante suicida. Volesse il cielo.

I primi ospiti sono i ragazzi del cast di High School Musical. E mi fermerei qui, perché sono particolarmente buona. O forse sono solo gli ormoni.

Fabrizio Moro, dopo aver rispolverato gli abiti dell’anno scorso (sono quelli, ne sono convintissima), si presenta con l’ennesima canzone melensa del festival. Ne avevamo bisogno? La risposta è palese.

I Gogol Bordello. Ah, no, è Frank Head con i suoi due musicisti. Ballano e giocano sul palco, come ad una sagra di paese nel profondo salento. E con tutto rispetto, quella sarebbe il luogo adatto. Nota positiva: nel testo non sono presenti le parole Cuore e Amore. Anzi, c’è addirittura un Cesso. Già mi è mooolto più simpatico.

Ed assieme alle zanzare che si stanno impadronendo del mio povero corpiciuino, giunge Anna Tatangelo. Ormai una quarantenne, vista la mise e le tette. E’ data per superfavorita e con un testo sull’omosessualità (scritta da Gigi D’Alessio) è facile capire perché. Purtroppo. Sto sinceramente pensando di tornare etero. L’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso o forse un po’ di più. Perché, mi domando. E nel dubbio mi cerco una presa da 220V sulla schiena, magari si riferiva a quello. Tra l’altro le parte un urlo incazzato prettamente dodecafonico. Stessa cosa dicasi per un acuto sul finale.

Siparietto di Carlo Verdone e Geppi Cucciari. Ma promuovere il film, significa recitarne 10 minuti buoni? Nessun commento, grazie.

Michele Zarrillo è sempre uguale. Non che sia un bene, s’intende. Chiambretti lo tiene in ostaggio per 5 minuti buoni e lui si dimena come la farfalla sotto uno zampone dell’elefante. Per fortuna inquadrano Beppe Vessicchio (il mio mito, almeno fin quando non ha deciso di diventare emissario del male (o della De Filippi)) che pronuncia una frase in codice per la Gialappa’s. Tra l’altro, il trio avvalora una mia teoria, ovvero: è una canzone di Britti, o gli assomiglia tantissimo. Ma nel dubbio, mi prendo la briga di dire che non è del tutto malvagia.

Simpatico intermezzo. il mio bacio perugina con la ciliegina mi dice: “Sempre cercherò di conservare puro il mio corpo, sapendo che la tua carezza vivente mi sfiora tutte le mie membra” di R. Tagore. Qualcosa mi dice che non mi conosce bene, ma son dettagli trascurabili.

Per risvegliare gli animi, una quasi desnuda Osvart danza su Chiambretti che fa del sesso selvaggio con l’aria. Colpo Grosso manca a tutti, è una triste verità.

I Melody Fall (sono quattro ragazzi, anche se dalla voce del cantante non si direbbe) sono osannati in Giappone. Anche Sayonara e tornarci alla velocità della luce. Sto portentosamente rivalutando i Finley, che è tutto dire. Tra l’altro mi ricorda paurosamente una canzone. Ma l’emo che aleggia non me ne fa ricordare il nome. Sono troppo vecchia per ’sta roba e ne sono felice. E se mai dovessi figliare qualcuno a cui piace questa roba, lo spedisco direttamente a Barbablù che non me lo restituisce più. Meglio.

Lenny Kravitz ha un suo perché e la Osvart lo capisce. Ha le pupille dilatate ed un rivolo di bava che le cola dalla bocca. Sesso in diretta su Rieduchescional channel! No, no, no. No anche per il playback. Considerando quanto l’abbiamo pagato, almeno tre note poteva produrle. Tra l’altro, a fine esibizione si palesa il solito Chiambretti con una giacca tricolore, mentre il sosia di Pavarotti applaude divertito. E siccome c’è un pianoforte lasciato lì solo solo, parte Donna Rosa. Perchè, Cristo! Perché! Ma bisogna infilarla ovunque? E la pizza col mandolino? Ce li teniamo per la serata finale?

Non amo la taranta, nemmeno un po’. Ma la canzone di Eugenio Bennato non mi è dispiaciuta. Soprattutto gli ultimi versi in arabo (dovrei dire marocchino), nel momento in cui sono riuscita a capire quelle quattro cinque parole (buon segno, studiare serve a qualcosa!). Al momento, altro pezzo simpatico della serata.

Daniele Battaglia, altro figlio dei Pooh, presenza una delle canzoni più scontate della serata. Più voce di dj Francesco Facchinetti, ma molto meno coinvolgente (dovrei dire meno fastidioso). Quattro minuti della mia vita persi e che non mi ridarà mai più nessuno. Pessimismo cosmico.

Un plauso per Max Gazzè. Parlerà anche d’amore, ma il ritmo jazzato lo rende particolarmente sopportabile, quasi piacevole. E poi il testo è bello. E poi mi piace e quindi anche stichèzzi.

Capo, capo! Quando torniamo a Fantasilandia? Ah no, è Valerio Sanzotta. O un b-side di Bob Dylan. O dei Nomadi. O di De Andrè, tra l’altro superospite occulto di questa edizione del festival. You’re gonna make me lonesome when you’re gone. Ma più brutta. Solo che visto il livello dei giovani, rischia di essere una delle più gradevoli.

Giua, dopo aver squartato una pantegana in lurex ed averla indossata, inizia a cantare una canzone sui ritardi, probabilmente. L’anno prossimo mi presento io con un brano sulla disperazione data dalla scomparsa del proprio deodorante preferito dagli scaffali del supermercato di fiducia. “Continuo a non capire come mai“. Nemmeno io.

Tricarico è stonato. Ammettiamolo. Almeno stasera. Non prende una nota nemmeno se gliela tatuano su una mano. Sarà il ritorno in cuffia o la dentata data sul microfono, ma proprio non si può ascoltare. Peccato per la canzone, perché magari non sarebbe malaccio.

Sempre per la cronaca, passano la serata (e continueranno a sfrangiarci i pendagli fino a sabato):
Giua, Frank Head, Sanzotta e Milagro.

E per fortuna arrivano gli Elio e le Storie Tese.