Perché Sanremo è Sanremo. Pararà!

25 02 2008

Visto che mi ci trovo e non ho nulla da fare, perché non commentare live la prima serata di Sanremo?

Prima cosa che mi salta all’occhio: ma hanno risparmiato sulla grafica, quest’anno? Hanno tirato fuori direttamente i bozzetti di Lascia o Raddoppia, o hanno direttamente copiato il logo dello Shockwave Player della Adobe?

Apre Gianni Morandi con Volare.
Probabilmente l’unica che mi piacerà per tutto il festival.
Noia mortale ma almeno ha un suo perché.

Paolo Meneguzzi è Paolo Meneguzzi. Ovvero: non è un cantante.
E poi è paurosamente stonato, quasi quasi preferisco il mio petto di pollo alla griglia, secco secco e pallido che sfrigola solitario.

Arriva Andrea Osvart, la quale ci ricorda che nonostante la sua laurea in Lingua e Letteratura Italiana presa nella natìa Ungheria, ha ancora sul passaporto la dicitura Badante. Ed un motivo ci sarà. E’ stonata come una campana, ed è già la seconda! Comincio a temere. Tra l’altro viene zittita brutalmente da Chiambretti, una scena indimenticabile.

Prima scena di panico. Un microfonista impalla Baudo, il quale non se la prende per niente. Chiede un applauso mentre lo frusta con un gatto a nove code, dopo aver minacciato di spedire nelle miniere del Sulcis tutta la famiglia fino alla settima generazione.

Ed è il momento di L’Aura. Sarà ma a me non piace (e non è l’unica…). Ha una canzone intrisa di pura retorica e gorgheggi. Ma anche no. Tra l’altro sembra che abbia appena terminato il balletto assieme allo spazzacamini Bert mentre Mary Poppins aspetta il suo gelato. Ma non facciamo attenderla, per favore.

I giovani Milagro mi fanno tenerezza. Non parte nemmeno l’orchestra, forse per evitare lo scempio. Ma sono così carini… Anche qui testi affogati nei luoghi comuni. Evviva evviva i giovani!

Arriva Toto Cotugno. “Come eravamo felici e come si stava bene sempre insieme“. Sono triste.

E con Frankie Hi-NRG e “la paranza di quest’anno” (cit. della Gialappa’s Band) arriva il mio primo “favorito”. Favorito un po’ sulla fiducia. A parte la maglia marrone con i jeans blu abbastanza fastidiosi, non posso dire altro. Per Baudo e Chiambretti il testo scotta. Per la sottoscritta, anche no. Però non è male. Almeno non ha parlato di cuore-amore. Piccola nota: l’intro ricorda Storia di un impiegato di Fabrizio De Andrè (il grido assassino di mio padre me l’ha fatto “appena” notare).

Bonomo. Avete presente Sally? Ecco, basta chiamarla Anna ed è più o meno la stessa cosa. Con la differenza che l’originale era meglio. Tra l’altro sembra uscito da uno dei gruppetti emo di Piazza del Popolo (Roma, nel dubbio lo scrivo). Bellissimaaaaa… Acqua limpida… Lei è… Se lo scopre Meneguzzi, sale sul palco e lo appende per gli alluci al balconcino del fonico aspirante suicida. Volesse il cielo.

I primi ospiti sono i ragazzi del cast di High School Musical. E mi fermerei qui, perché sono particolarmente buona. O forse sono solo gli ormoni.

Fabrizio Moro, dopo aver rispolverato gli abiti dell’anno scorso (sono quelli, ne sono convintissima), si presenta con l’ennesima canzone melensa del festival. Ne avevamo bisogno? La risposta è palese.

I Gogol Bordello. Ah, no, è Frank Head con i suoi due musicisti. Ballano e giocano sul palco, come ad una sagra di paese nel profondo salento. E con tutto rispetto, quella sarebbe il luogo adatto. Nota positiva: nel testo non sono presenti le parole Cuore e Amore. Anzi, c’è addirittura un Cesso. Già mi è mooolto più simpatico.

Ed assieme alle zanzare che si stanno impadronendo del mio povero corpiciuino, giunge Anna Tatangelo. Ormai una quarantenne, vista la mise e le tette. E’ data per superfavorita e con un testo sull’omosessualità (scritta da Gigi D’Alessio) è facile capire perché. Purtroppo. Sto sinceramente pensando di tornare etero. L’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso o forse un po’ di più. Perché, mi domando. E nel dubbio mi cerco una presa da 220V sulla schiena, magari si riferiva a quello. Tra l’altro le parte un urlo incazzato prettamente dodecafonico. Stessa cosa dicasi per un acuto sul finale.

Siparietto di Carlo Verdone e Geppi Cucciari. Ma promuovere il film, significa recitarne 10 minuti buoni? Nessun commento, grazie.

Michele Zarrillo è sempre uguale. Non che sia un bene, s’intende. Chiambretti lo tiene in ostaggio per 5 minuti buoni e lui si dimena come la farfalla sotto uno zampone dell’elefante. Per fortuna inquadrano Beppe Vessicchio (il mio mito, almeno fin quando non ha deciso di diventare emissario del male (o della De Filippi)) che pronuncia una frase in codice per la Gialappa’s. Tra l’altro, il trio avvalora una mia teoria, ovvero: è una canzone di Britti, o gli assomiglia tantissimo. Ma nel dubbio, mi prendo la briga di dire che non è del tutto malvagia.

Simpatico intermezzo. il mio bacio perugina con la ciliegina mi dice: “Sempre cercherò di conservare puro il mio corpo, sapendo che la tua carezza vivente mi sfiora tutte le mie membra” di R. Tagore. Qualcosa mi dice che non mi conosce bene, ma son dettagli trascurabili.

Per risvegliare gli animi, una quasi desnuda Osvart danza su Chiambretti che fa del sesso selvaggio con l’aria. Colpo Grosso manca a tutti, è una triste verità.

I Melody Fall (sono quattro ragazzi, anche se dalla voce del cantante non si direbbe) sono osannati in Giappone. Anche Sayonara e tornarci alla velocità della luce. Sto portentosamente rivalutando i Finley, che è tutto dire. Tra l’altro mi ricorda paurosamente una canzone. Ma l’emo che aleggia non me ne fa ricordare il nome. Sono troppo vecchia per ‘sta roba e ne sono felice. E se mai dovessi figliare qualcuno a cui piace questa roba, lo spedisco direttamente a Barbablù che non me lo restituisce più. Meglio.

Lenny Kravitz ha un suo perché e la Osvart lo capisce. Ha le pupille dilatate ed un rivolo di bava che le cola dalla bocca. Sesso in diretta su Rieduchescional channel! No, no, no. No anche per il playback. Considerando quanto l’abbiamo pagato, almeno tre note poteva produrle. Tra l’altro, a fine esibizione si palesa il solito Chiambretti con una giacca tricolore, mentre il sosia di Pavarotti applaude divertito. E siccome c’è un pianoforte lasciato lì solo solo, parte Donna Rosa. Perchè, Cristo! Perché! Ma bisogna infilarla ovunque? E la pizza col mandolino? Ce li teniamo per la serata finale?

Non amo la taranta, nemmeno un po’. Ma la canzone di Eugenio Bennato non mi è dispiaciuta. Soprattutto gli ultimi versi in arabo (dovrei dire marocchino), nel momento in cui sono riuscita a capire quelle quattro cinque parole (buon segno, studiare serve a qualcosa!). Al momento, altro pezzo simpatico della serata.

Daniele Battaglia, altro figlio dei Pooh, presenza una delle canzoni più scontate della serata. Più voce di dj Francesco Facchinetti, ma molto meno coinvolgente (dovrei dire meno fastidioso). Quattro minuti della mia vita persi e che non mi ridarà mai più nessuno. Pessimismo cosmico.

Un plauso per Max Gazzè. Parlerà anche d’amore, ma il ritmo jazzato lo rende particolarmente sopportabile, quasi piacevole. E poi il testo è bello. E poi mi piace e quindi anche stichèzzi.

Capo, capo! Quando torniamo a Fantasilandia? Ah no, è Valerio Sanzotta. O un b-side di Bob Dylan. O dei Nomadi. O di De Andrè, tra l’altro superospite occulto di questa edizione del festival. You’re gonna make me lonesome when you’re gone. Ma più brutta. Solo che visto il livello dei giovani, rischia di essere una delle più gradevoli.

Giua, dopo aver squartato una pantegana in lurex ed averla indossata, inizia a cantare una canzone sui ritardi, probabilmente. L’anno prossimo mi presento io con un brano sulla disperazione data dalla scomparsa del proprio deodorante preferito dagli scaffali del supermercato di fiducia. “Continuo a non capire come mai“. Nemmeno io.

Tricarico è stonato. Ammettiamolo. Almeno stasera. Non prende una nota nemmeno se gliela tatuano su una mano. Sarà il ritorno in cuffia o la dentata data sul microfono, ma proprio non si può ascoltare. Peccato per la canzone, perché magari non sarebbe malaccio.

Sempre per la cronaca, passano la serata (e continueranno a sfrangiarci i pendagli fino a sabato):
Giua, Frank Head, Sanzotta e Milagro.

E per fortuna arrivano gli Elio e le Storie Tese.


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