Perché Sanremo è Sanremo, Pararà! (3)

28 02 2008

Dopo il giorno dell’eliminazione della Bertè, si riparte.

Con chi?

Con Loredana Bertè!
Oggi è il giorno dei duetti e Loredana si presenta con Spagna, vestita da “Barbie eterno riposo” con tanto di pubblicità occulta (tra i capelli ha la rondine della San Benedetto, è palese!). Sarà pure un plagio, ma continua ad essere, a mio modestissimo parere, una delle canzoni più orecchiabili del festival. Ma poi, capisco tutto, ma a Del Noce gli sono rimaste incollate le mani dopo l’ultimo esperimento di Giucas Casella da Simona Ventura? No perché è l’unico che non applaude mai.

“Ken eterno riposo”, ovvero il cantante dei Finley, divide il palco con la messicana Belinda, ovvero un clone latinoamericano di Avril Lavigne ma più stonata. Ora, il prossimo che tenta di dissuadermi dal mio odio profondo nei confronti dell’Emo, sarà bastonato con un mazzafrusto di puro ebano con anima in acciaio inox. E tra l’altro mi rimangio tutto: non li sopporto, ho rinnegato Jared Leto per aver messo su i 30 secondi a Marte, non ho paura di dimostrare tutto il mio dissenso nei confronti dei 5 minuti da Torvajanica.

Che Tricarico non abbia un buon rapporto con la musica, ormai è chiaro. Come mai faccia il cantante, molto meno. E soprattutto: qualcuno ha spiegato alla regia che il Mago Forrest non era un tecnico delle luci, ma il suo partner durante il duetto? E poi: il senso dell’umorismo di Chiambretti è inversamente proporzionale al suo cachet?

Se Mietta avesse presentato Baciami Adesso con questo ritmo, magari con i Neri per Caso invece che con l’orchestra diretta da Vessicchio, sarei passata sopra al concetto di cuore-sole-amore e l’avrei eletta canzone preferita del festival ad honorem. Peccato non l’abbia fatto.

L’esibizione di Max Gazzè è emozionante, se posso azzardare, con lui al basso, Paola Turci alla chitarra e Marina Rei alla batteria. Sono tutti e tre bravissimi e la canzone è, a mio modestissimo parere, la mia preferita. E poi un po’ di jazz ogni tanto non fa male. Non riesco a trovare niente di negativo. Mannaggia!

Prima pensavo che la canzone di Fabrizio Moro fosse noiosa. Ora è veramente imbarazzante. Soprattutto l’aiahiahiaaahhh nel bel mezzo. Gaetano Curreri, il quale credo abbia la giacca di Cammariere, è pressoché inutile. Moro è talmente tanto anonimo, che a fine interpretazione Baudo e Chiambretti vanno a congratularsi con Curreri, borbottando tra loro: “Eccheccazz ‘sti macchinisti stanno sempre tra le palle!”.

Lancio una petizione “Eliminate la Guaccero (e pure la Osvart, per par condicio) dal Festival”. Per il bene di tutti.

Io amo la Bossa Nova, anche se purtroppo ormai è diventata il baluardo dei finti intellettualoidi. Gal Costa ha ancora una voce bellissima e riesce a rendere meno pallosa (volevo dire “soporifera” ma mi pareva un eufemismo) la canzone di Sergio Cammariere. Anche lui, se l’avesse presentata così, avrebbe avuto delle buone possibilità di vincere.

Ma non c’è il premio per il miglior duetto? No, perché quello tra Frankie Hi-NRG e Simone Cristicchi è scenicamente il migliore. Anche se mi ricorda tantisssimo il video di Liberi Tutti dei Subsonica.

Con l’esecuzione di Donna Rosa, Marc Yu mi sta ufficialmente sulle palle. E poi: io ho ancora delle evidenti difficoltà nel suonare il famosissimo jingle della Barilla, quindi perché dovrebbe starmi simpatico ‘sto nanerottolo che suona con una scioltezza pari alla mia mentre mi gratto una chiappa? Tsk!

Non so chi abbia vestito le due co-conduttrici stasera, ma voglio porgergli i miei più sentiti complimenti per essere riuscito a far sembrare la Osvart un sacco di patate e la Guaccero Totò con i vestiti di Aldo Fabrizi nel celebre film “Toto, Fabrizi e i giovani d’oggi”.

Ma quanto è bella “Tanti Auguri” della Carrà? Ah, no. E’ Grande Sud di Eugenio Bennato con Pietra Montecorvino. Ma sinceramente a me piace più la versione con Com’è bello far l’amore da Trieste in giù!

Mario Venuti si è presentato con il suo ex gruppo, i Denovo, riuscendo ad banalizzare ancor di più il brano (e, volendo dirla tutta, è ancora decisamente meglio di altri brani… Vedi Finley e Tatangelo) . Se dovesse vincere non mi stupirei affatto.

Con L’aura ci sono i Rezophonic, ovvero: Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, Andy* ex-Bluvertigo, Marco Cocci, Marco Castellani de Le Vibrazioni, Marco Trentacoste dei Deasonika e Mario Riso, fondatore del gruppo. Ma a me non convince lo stesso. Ha un potenziale niente male per essere un pezzo pop-rock, sia ben chiaro… Però non mi acchiappa come dovrebbe. Nota interessante: è l’unica che, volente o nolente, mi sia rimasta in mente dopo il primo ascolto.

* Sul blog di Ernesto Assante, giornalista de La Repubblica nonché uno dei miei preferiti in quanto sa praticamente tutto e pure di più di musica, ho letto un HENRY dei Bluvertigo. Nooo Assante Nooo! Salvati tu che puoi! Per il resto, lui e Gino Castaldo, hanno stilato i resoconti (se posso azzardarmi a chiamarli così) più belli sulle cinque serate del Festival.

Yael Naim la salto a piè pari, perché proprio non mi prende. Fatto sta che per ora è stata l’unica ospite a non essere sottoposta al supplizio di Donna Rosa.

Per quanta stima possa avere per i Nomadi, il pezzo di Gianluca Grignani continua a non piacermi. Quindi passo avanti, grazie, prego, tanti saluti alla signora.

L’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso o forse un po’ di più. Oltre a cantare ‘ste scemenze, Anna Tatangelo copre anche Michael Bolton. Qualcuno mi fermi. Se non fosse per gli Elio e le Storie Tese e la loro esegesi del testo, avrei direttamente cambiato canale. Quando parte il mio nome è Donna Rosa?

Le probabilità di tirare su su gli ascolti del Festival con i siparietti cantati della Osvart sono pressoché quelle di vedere Ruini in prima fila ad un concerto di Marilyn Manson, e sinceramente io scommetterei più sulla seconda.

Tony Hadley featuring Paolo Meneguzzi, che è talmente emozionato da cantare sulla parte di Hadley. Tony, per ripicca, cambia l’ultima strofa e ci mette su il ritornello di Through the barricades, che tra l’altro ci sta tutta.

Djobi Djoba papparappaparappaaa! Perché, Piccolo Antonio, perché? Little Tony ed i Gipsy Kings mi hanno riportato ai tempi della mia giovinezza, quando l’estate si capitava alla festa dell’unità di Sant’Arcangelo di Romagna. Credo sia abbastanza per trarre le proprie conclusioni.

Amedeo Minghi è spocchioso. Per questo ho deciso di sfruttare i quattro minuti della canzone in una maniera più costruttiva: ovvero dandomi ad attività speleologiche all’interno di cavità situate tra gli occhi e la bocca.

Siccome non ci bastavano i Gipsy Kings, ci sono toccati anche i Los Vivancos, gruppo di flamenco che ha accompagnato Giò di Tonno e Lola Ponce nella loro interpretazione di Perdere l’amore, ah no era Colpo di fulmine.

Le uniche cose degne di nota dell’esibizione di Michele Zarrillo e Paola e Chiara, sono state le spalline anni ottanta delle sorelle Iezzi; ovvero un salto negli anni ’80. Decisamente pendant con il brano.

Toto Cutugno? Ma anche no. Nonostante la presenza di Annalisa Minetti, il brano non cambia. Anche un po’ cheppalle, all’una passata.

E per fortuna ora c’è il dopofestival.

PS:
Ma il “quando venirono” di Chiambretti ed il “C’è anche mio padre e mia madre” della Tatangelo li abbiamo notati in due?


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